FESTIVAL AU DÉSERT FIRENZE
30 giugno 1>2>3 luglio 2018

manifattura tabacchi
ingresso gratuito

 

 

 

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Programma 2018


SABATO 30 GIUGNO dalle 19:00
Vocabolario Mondo
Eyo’nlé Brass Band (Benin)
Dj Khalab (Italia)

 

DOMENICA 1 LUGLIO dalle 19:00
incontri, workshop, cibo, visual, artigianato
Baba Sissoko (Mali)
Ibaaku dj set (Senegal)

 

LUNEDÌ 2 LUGLIO dalle 19:00
incontri, workshop, cibo, visual, artigianato
Ballaké Sissoko (Mali)
Clap! Clap! live set (Italia)

 

MARTEDÌ 3 LUGLIO dalle 19:00
incontri, workshop, cibo, visual, artigianato
Les Filles de Illigharad (Niger)
Acid Arab dj set (Francia)


 

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IL FESTIVAL

  Dal 30 giugno al 3 luglio il Festival au Désert porta a Firenze, per la prima volta negli splendidi spazi della Manifattura Tabacchi, la magia dell’incontro in musica tra culture lontane, per quattro giorni di ritmi, riflessioni e socialità. Oltre ai concerti dei protagonisti della musica del Mediterraneo e della cultura tuareg e berbera, il progetto si sviluppa attraverso dj set, incontri, proiezioni, reading sui temi del transito e della migrazione. Il Festival au Désert di Firenze è un progetto musicale multiculturale che dal 2010 ha realizzato una rete per la creazione contemporanea tra Africa, Mediterraneo ed Europa, a partire dalla collaborazione tra il Festival au Désert di Essakane (Mali) e
Fondazione  Fabbrica Europa. Tra gli artisti ospiti della nona edizione:
Baba Sissoko  (Mali),  Ibaaku (Senegal),  Ballake Sissoko  (Mali),  Les Filles de Illighadad  (Niger),  Clap Clap (Italia).


 

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GLI ARTISTI dell'edizione 2018


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DJ KHALAB
Il viaggio di Khalab è senza continuità: dalle tribù più ancestrali al cosmo inesplorato; dalla giungla nera ai grattacieli; dal subconscio più remoto alla proiezione più lontana e reale della futura Africa. Il suo primo lavoro è EUNOTO EP, pubblicato per Black Acre Records, un’etichetta indipendente con sede a Bristol che negli ultimi anni ha lanciato headliner e grandi protagonisti come Romare e Clap Clap. La collaborazione di Khalab con Clap Clap su vari brani, ora parte delle ultime opere di entrambi gli artisti, ha consolidato questa coppia come una delle più interessanti a livello internazionale per ciò che riguarda l'afrofuturismo. Allo stesso tempo, DJ Khalab ha portato avanti un lavoro a quattro mani con il griot maliano Baba Sissoko. Dj Khalab e Baba Sissoko hanno avviato una prolifica collaborazione che li ha portati entrambi alla creazione di un disco per l’etichetta newyorkese dei dischi di Whonderweel. Il tema centrale di questo album, chiamato semplicemente Khalab e Baba, è la fusione di due culture attraverso la musica elettronica afrofuturistica di Khalab e la tradizione della musica maliana di Sissoko e sta ottenendo un riconoscimento a livello mondiale. Nel 2015 Khalab è stato ingaggiato da Ninja Tune per un’ora di mix al leggendario Solid Steel e per l’occasione ha creato un beat tape che è stato poi rilasciato sotto forma di un “nastro” per Black Acre.

Al momento sta lavorando al suo nuovo album e alla postproduzione del suo progetto con i musicisti Tuareg del campo profughi di Mberra nel mezzo del deserto al confine con il Mali.


BABA SISSOKO
«Il disco "Mediterranean Blues" è la registrazione di un concerto che ho tenuto a San Piero Patti (Messina), nell’ambito del festival “Blue Notes nel Borgo 2015”. Le canzoni eseguite raccontano una storia, e la raccontano secondo lo stile proprio delle mie origini culturali, quello che io chiamo “Amadran” ma che tutti conoscono con il nome di “Blues”. I sette brani del disco sono tutti dei blues, perché raccontano delle storie con uno stile che viene dall’anima; il concerto è una sorta di viaggio nei pensieri e nei sentimenti, ma è anche un viaggio di persone che, pur provenendo da contesti sociali e culturali diversi, sono accomunate dall’amore verso la musica e dalla convinzione che niente sia più efficace delle note musicali per diffondere e condividere dei messaggi.

Ho voluto quindi chiamare questo disco “Mediterranean Blues”, perché il mare Mediterraneo è da sempre un luogo che ha favorito l’incontro tra culture, popoli e tradizioni diverse. Questo felice incontro si è ripetuto anche nel concerto di San Piero Patti, perché in scena, a condividere il palcoscenico, i sentimenti e la musica, c’erano musicisti provenienti da continenti diversi (l’Africa e l’Europa, nello specifico Mali, Camerun e Sud Italia), ma accomunati dalla stessa anima e dal medesimo “Blues”!

Voglio ringraziare i musicisti che mi hanno accompagnato in questo viaggio nel blues; i miei fratelli Kalifa Kone, Erick Jano, Alessandro de Marino ed Angelo Napoli, ma anche Domenico e Fabrizio Canale, che sono stati graditi ospiti in alcuni brani. Un particolare ringraziamento va anche a Beniaminio Priorisi, sapiente fonico che ci ha permesso di trovare quel suono blues che cercavamo, a Gianfranco Coppolino, che ha fissato in splendide foto alcuni dei momenti indimenticabili del concerto, a Luca Catalano ed a tutti gli amici del festival “Blue Notes nel Borgo”, per il loro grande amore verso la musica ed il “Blues”». Baba Sissoko


ACID ARAB
Acid House e atmosfere mediorientali si fondono nella musica del duo francese Acid Arab, formato da Guido Minisky e Hervé Carvalho. Dopo anni di esperienze come dj nei club parigini, Minisky e Carvalho sono rimasti affascinati dalla musica tradizionale nordafricana e mediorientale, dalle sue strutture ritmiche complesse che, come l’acid house, inducono uno stato di trance in chi la ascolta. Da qui l’idea di creare qualcosa di nuovo, in cui s’incontrassero i suoni intensi e affilati della techno e della house con le melodie, le armonie e i canti del mondo arabo. Dopo i primi esperimenti hanno condiviso le loro scoperte con produttori e musicisti, invitandoli a prendere parte al progetto. Così è uscito il primo singolo e la successiva compilation Acid Arab Collections, che include collaborazioni tra gli altri con Crackboy, Pilooski, Etienne Jaumet e I:Cube.

Gli Acid Arab hanno dato vita a una nuova forma di world music, appropriandosi dei codici della musica mediorientale e trasformandoli con gli strumenti analogici tipici della tecno, come la beatbox e la bassline machine. A ottobre 2016 è uscito il loro primo album, intitolato Musique de France, per l’etichetta belga Crammed Discs. Hanno partecipato, tra gli altri, Rizan Said, che è il tastierista siriano di Omar Souleyman, il cantante algerino Rachid Taha e il musicista e compositore Aphex Twin.

«Parlare di mixing significa che c’è una divisione, una visione binaria del mondo occidentale e di quello orientale. Noi non incolliamo suoni orientali su ritmi occidentali, noi vogliamo incarnare entrambe le culture senza pretendere di reinventare la musica orientale o imbrogliare noi stessi credendo di creare la versione orientale della musica dance. Noi vogliamo solo essere parte di tutto ciò, e contribuire a questo fantastico e incredibile capolavoro che la musica è stata per centinaia di anni e che è tuttora. Questo non è fusione. Questo non è un mixaggio. Questo è un punto d’incontro».

Il risultato è una delle fusioni più emozionanti della musica elettronica mondiale che può essere ascoltata oggi: moderna, intossicante e fortemente evocativa.


© Jean Baptiste Joire

Ibaaku
E' l’ultimo dei nomi che il musicista Stephen Bassene si è dato, è un artista in movimento, spinto da un’eclettica e insaziabile voglia di sound. Compositore, multi-strumentista, producer, nato a Dakar, prima di intraprendere il suo percorso personale, ha collaborato per alcuni anni con i migliori artisti hip-hop del Senegal, tra cui Xuman, Keyti, Daara J, PPS, e fa ancora parte del collettivo I-Science.
«Cerco sempre di trovare l’armonia attraverso il rumore» dice a proposito della sua elettronica che trova ispirazione nei paesaggi sonori di Dakar. Moto e cantieri in attività sono tra le fonti di ispirazione delle sonorità del suo album “Alien Cartoon”, diventato colonna sonora di una sfilata di moda dello stilista senegalese Selly Raby Kane che immaginava una città africana invasa dagli alieni. E Ibaaku in effetti è un po’ un alieno, con la sua musica da lui stesso definita “Afro-ipnotica sperimentale”: un universo futurista in cui convivono hip-hop ed elettronica, mescolati a ritmi senegalesi, e qua e là qualche riferimento a Flying Lotus.


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LES FILLES DE ILLIGHADAD
La musica di Fatou Seidi Ghali e Alamnou Akrouni - "Les Filles de Illighadad" - potrebbe essere definita "musica tradizionale", in mancanza di miglior definizione. È quella musica che riempie la quotidianità con un suono familiare. È una musica rurale. La musica di un villaggio nel deserto. Musica per quando manca la luce. Fatou e Alamnou vivono in un piccolo nucleo di case di fango riunite nello scosceso Sahel del Niger centrale. Questo sono "Les Filles de Illighadad" e questa è l'essenza della loro musica. «La più grande differenza fra qui e da noi? Da noi, nel nostro mondo, il deserto, non ci sono frontiere. Qui sono dappertutto. Ci vogliono i visti per attraversarle. Ci dicono: mostrate i vostri documenti, fate questo, fate quello, andate qui... Da noi, no. Noi siamo liberi di andare dove vogliamo nel deserto, senza nessuno che ci dica di fare quel che vuole lui».


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CLAP CLAP
Dopo il successo del suo esordio, “Taji Bebba” uscito nel 2014 e prodotto da Black Acre, CLAP! CLAP! nel 2017 ha realizzato un nuovo album, “A Thousand Skies”. Un mix di sound in cui intervengono anche il cantante folk sudafricano Bongeziwe Mabandla, il duo berlinese OY, il beatmaker italiano HDAAD e la band sudafricana Jonh Wizard.
Artista e producer elettronico italiano, conosciuto ai suoi esordi con lo pseudonimo di Digi G'Alessio, CLAP! CLAP! è capace di rimescolare le carte della world music e fonderle con il mondo dell'hip hop, del footwork di Chicago e della house.
Sempre nel 2017 Crisci ha collaborato come produttore per l'ultimo lavoro “Stranger to Stranger'” di Paul Simon.


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BALLAKE SISSOKO
Le corde della kora, strumento tradizionale africano simile all'arpa, vibrano evocative, sanno trasportare la mente e lo spirito in percorsi ricchi di spiritualità. Ballaké Sissoko, artista proveniente dal Mali, è uno dei più grandi virtuosi di questo strumento a 21 corde, ricavato da una grande zucca svuotata del contenuto. E' figlio di Djelimady Sissoko, grande maestro della kora mandinga, nella cui scuola iniziò a studiare lo strumento fin da bambino; suona nel prestigioso Ensemble Instrumental National du Mali e accompagna vari cantanti maliani, prima di giungere sulla scena internazionale grazie alle collaborazioni con Toumani Diabate in New Ancient String e Taj Mahal nel progetto Kulanjan. In Italia ha una collaborazione ormai consolidata con il compositore e pianista Ludovico Einaudi, con il quale ha inciso un album (Diario Mali) e suonato al prestigioso Festival au Désert: una kermesse musicale che si svolgeva nel pieno del deserto del Sahara.
Da questa esperienza è nata un'amicizia ed un progetto che li ha portati ad esibirsi in numerosi altri festival.
Strumentista di straordinario talento, Sissoko si ispira alla tradizione, forgiando uno stile personale ed innovativo sempre aperto a nuove esperienze musicali.

In Francia ha recentemente riscoosso un grande successo con il suo ultimo progetto “Chamber Music” in duo con il violoncellista Vincent Segal uscito per No Format.


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EYO’NLÉ BRASS BAND
Gli Eyo’nlé Brass Band ci conducono in un viaggio unico e autentico nella loro Africa dove si mescolano ritmi, danze e canti. È una delle poche fanfare africane che è riuscita a farsi conoscere internazionalmente: una tradizione di ottoni dai paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea, che mescola Afrobeat Yoruba, la musica highlife del Ghana e i ritmi voodoo del Benin. Un’incredibile miscela musicale arricchita dalle molteplici esperienze e collaborazioni del gruppo. Si canta, ci si muove, si balla: questa è l’Eyo’nlé Brass Band. Il cui nome stesso è emblematico: ’Eyo’nlé vuol dire “Rallegriamoci”!


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